bucalo!

Fertility Day è una campagna di comunicazione, e nonostante il nome possa suggerirlo, non è promossa dal Ministero per le Politiche Agricole, che pure di un ritorno alla madre terra ci sarebbe bisogno, ma dal Ministero della Salute.

Su una cosa siamo tutti d’accordo, è imbarazzante. Fa indignare donne, uomini e animali (sì perché la mia cagna, ad esempio, mica può fare figli visto che è stata sterilizzata).

Io sono donna, in età fertile, e vivo in un Paese, che campagne retrograde a parte, mi permette di assumere anticoncezionali, interrompere la gravidanza gratuitamente, fare sesso occasionale con chicchessia senza rischiare il linciaggio, o tenermela stretta. In questo stesso Paese, bellissimo, ci sono obiettori di coscienza, negli ospedali, a volte anche nelle farmacie, che sottopongono a pressione psicologica altissima donne che vogliono semplicemente esercitare il proprio sacrosanto diritto all’autodeterminazione.

Sono una studentessa, e vivo in un Paese dove per poter fare la tesi all’estero devi fare domanda un anno prima, e non sei molto incoraggiato nel portare avanti questo proposito, perché nel bando ti avvisano che “dovrai restituire l’intero importo della borsa se non ti laurei entro tale sessione”, che scade prima ancora che tu possa fare la valigia e partire, per dire.

Sono una figlia, e vivo in un Paese che non mi facilita l’abbandono di tale confortevole condizione, considerando che lavori saltuariamente come spruzzina (quelle che vi importunano in profumeria, sì) e ti danno 37,50 euro, che se consideri un panino e la benzina, per andare a mangiare la pizza la sera devi comunque chiedere i soldi a mamma.

Piuttosto che promuovere la fertilità, che poi l’amore lo facciamo tutti senza bisogno di grossi incentivi, promuovete possibilità. La possibilità di viaggiare a costi contenuti, di visitare un museo a Venezia senza dover spendere l’equivalente del guadagno di una spruzzina (vedi sopra), di fare stage realmente retribuiti, e non 500 euro, specchietto per le allodole, che se pensi di andartene di casa 300 sono solo per la stanza, spese escluse, e dovresti tornartene dai tuoi per garantirti i pasti. Dateci la possibilità di formarci, istruirci, farci valere, promuovete il ricambio generazionale.

Non metteteci al palo col pancione, non fateci animali da riproduzione, politiche demografiche fasciste di donna moglie e madre.

Se resto incinta oggi, a 27 anni, laureanda, partorisco nel 2017, a 28 anni, laureata, con un bimbo da crescere e l’impossibilità di lasciarlo in un asilo nido, perché costerebbe più del mio primo impiego come stagista contabile in una ditta di formaggi, io che ho studiato Lettere e sogno di fare la poeta.

Ripeto, amici dei piani alti, non è sull’amore che dovete puntare, perché di quello ce n’è abbastanza, è quello che ci salva, che ci fa alzare la mattina e dire “speriamo che oggi va meglio di ieri”.

Puntate sulle occasioni, datecele, che non siamo fannulloni, mammoni, scemi, è che ci dipingete così.

Che poi, per fare un figlio mi servirebbe quanto meno un fidanzato, e il mio mi ha lasciata, o Lei, Ministro Lorenzin, promuoveva una bella ammucchiata di massa, della serie “a chi tocca ‘n se ‘ngrugna”?

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