dreamcatcher

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Quando smise di inseguire un’idea, effimera come le note di testa di una fragranza floreale, si manifestò la sorpresa.

Le scardinò i confini della mente.

Se li era imposti, a fatica, si era censurata, minuziosamente aveva compilato un decalogo delle cose che non voleva, ma non era mai riuscita a stilarne uno contrario, ed ogni sera si chiudeva alle spalle l’uscio di quella gabbia dorata, attraverso la quale filtrava la luce, ma non entrava niente.

Ed era agosto quando si palesò quell’ammasso di cose sbagliate, quell’agglomerato di croci rosse su fogli bianchi a quadretti, quel fagotto di compromessi ai quali dovette scendere, inevitabilmente.

Non lo voleva ma lo aspettava, senza cercarlo, correndo nella direzione opposta arrivò al punto, all’origine, al tutto.

Era abituata a riempire di cose tanto di quel niente, che avere tutto la disorientò.

Era abituata a disegnare, ma non aveva mai camminato tra i colori.

Sapeva scrivere ma nessuno sapeva leggerla.

Ci vollero occhi venuti da lontano, che si insinuarono tra tutti i suoi se, ma, forse, davvero, non lo so.

E dovette farci l’amore, fino ad appartenergli.

Fino ad oggi, e a domani, e a per sempre e a mai più rivederci.

Fino alla fine.

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