Il peso delle parole

Quella che pubblico oggi è un’incursione, l’ombra nello specchio.

È un eco, si odono squilli di tromba, e arrivano fino a me.

È un rigurgito di idee, scivolate fuori da un uomo di due metri, rotolate come ciliegie, una di quelle parole che nessuno sa mai come scrivere.

È un murales, e io sono il muro.

Leggetene tutti.

Finali Nba 1997.

Gara Uno. Bulls e Jazz. La temperatura allo United Center è più alta della mia quando i miei amici mi dicono: “Dobbiamo parlare.”

L’uomo di cui ci apprestiamo a raccontare le gesta, portava il 33 e di nome fa Scottie Pippen, un uomo nato nella stessa epoca di Dio e per questo non giustamente valutato.

La partita arriva al quarto quarto con punteggi bassi ma con grande intensità. Prodezza di Pippen per Chicago. Magia di Stockton per Utah. Un libero a segno di Jordan ed è parità a 82.

L’uomo dai capelli in technicolor, al secolo Dennis Rodman spedisce in lunetta Malone per due liberi.

Il gigante di Utah, soprannominato The mailman (il postino) per il fatto che in ogni partita e in qualunque condizione fisica faceva sempre il suo lavoro, viaggia con il 75,7% al tiro libero.

Mancano 9.2 secondi alla fine della partita.

9.2 secondi.

Utah ha la possibilità di portarsi in vantaggio.

Cattura

Ciò che succede dopo è riportato nelle Enciclopedie di tutto il mondo, alla voce «Come distruggere un avversario in tre secondi e mezzo», di fianco a Gengis Khan e Nerone.

Pippen si avvicina all’orecchio di Malone e pronuncia una frase di una cazzutaggine che difficilmente sentiremo di nuovo:

“Just remember, the mailman doesn’t deliver on Sundays, Karl,” “Ricordati solamente che il postino non consegna di Domenica, Karl”.

Sì signori, gara uno si giocò di domenica.

E sì signori, Malone fece 0/2 a quei fottutissimi liberi.

Dopo l’immediato time out dei Bulls, Jordan fece uno dei suoi canestri illegali e partita a Chicago.
Quindi usate le parole come fossero un automobile. Guardate a destra, a sinistra, nello specchietto retrovisore ed usate le frecce.

O qualcuno si farà sempre male.

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