Fusione

Non è di quelli che se ne vanno.

Che scappano via con l’ombrello e ti lasciano sotto la pioggia,

a mescolare acqua e lacrime,

che poi ti trascini dietro il raffreddore per una settimana.

Non è di quelli che se ne vanno.

Perché è di quelli che rimangono.

Quelli che rimangono a guardarti,

per paura di perdersi l’ultimo sorriso.

Che farebbero a meno del braccio

per non farti sentire la mancanza della mano.

È di quelli con cui le mani diventano un intreccio complicato,

di dita e cuore,

che ti chiedi come abbia fatto quell’organo indemoniato

ad uscire dalla gabbia toracica

e ad insinuarsi tra pollici e palmi.

È quel mucchio di formiche che ti mettono a soqquadro la pancia,

e non ti concedono alcuna tregua.

È tutte quelle sensazioni che tu non lo sai cos’è, perché, chi è.

È un buco nero.

Devi precipitarti.

Ma non soffrivi di vertigini, tu?

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